Inno nazionale turco: testo in turco, lettura all’italiana e traduzione
Il testo completo dell’inno nazionale turco con una lettura all’italiana e la traduzione verso per verso, la storia del 1921, la musica e le regole della cerimonia.
Sommario

L’inno nazionale turco è «İstiklâl Marşı», la «Marcia dell’Indipendenza». Il testo fu scritto dal poeta Mehmet Akif Ersoy e adottato dalla Grande Assemblea Nazionale il 12 marzo 1921, nel pieno della guerra d’indipendenza. La musica che si canta oggi fu composta da Osman Zeki Üngör. L’inno ha dieci strofe, ma nelle cerimonie si cantano di solito solo le prime due.
In breve
Dieci strofe, se ne cantano due.
- Testo di Mehmet Akif Ersoy (1873–1936), musica di Osman Zeki Üngör (1880–1958).
- Adottato il 12 marzo 1921 dall’Assemblea ad Ankara; l’articolo 3 della Costituzione lo indica come inno nazionale.
- Nelle cerimonie scolastiche si cantano le strofe 1 e 2, come stabilisce la circolare del Ministero dell’Istruzione 101/1998. Il testo completo comprende 10 strofe e 41 versi.
- L’inno non vinse il concorso. Nessuna delle oltre 700 poesie inviate fu ritenuta degna di diventare l’inno e Akif non partecipò al concorso.
Qui trovi tutte le strofe con una lettura all’italiana e la traduzione verso per verso, poi la storia, la musica e le regole della cerimonia.
Il testo dell’inno con traduzione verso per verso
Il testo turco proviene dal file «İstiklâl Marşı» sul sito della Presidenza; le parole coincidono con il resoconto della seduta del 12 marzo 1921 sul sito del Ministero dell’Istruzione (MEB) e con il volume commemorativo della Grande Assemblea Nazionale di Turchia (TBMM), salvo differenze di ortografia e punteggiatura. Lettura all’italiana e traduzione: Turkpidya, aderenti al testo, senza rima. Una poesia così ricca di immagini e parole del secolo scorso non ha un’unica traduzione «giusta».
Scegli una strofa e attiva i livelli: originale, lettura e traduzione.
Canzoniere · 10 strofe, 41 versi
İstiklâl Marşı — «Marcia dell’Indipendenza»
Tocca una parola turca: sotto il verso comparirà il suo significato.
Strofa 1La bandiera e la stella del popolocantata
Il vessillo scarlatto non si spegnerà finché sulla patria fumerà anche un solo focolare; la stella sul vessillo è la stella del popolo.
Korkma, sönmez bu şafaklarda yüzen al sancak;
Korkma, seunmes bu sciafaklarda iusen al sangiak;
Non temere: non si spegnerà il vessillo scarlatto che fluttua in queste aurore,
Sönmeden yurdumun üstünde tüten en son ocak.
Seunmeden iurdumun iustiunde tiuten en son ogiak.
finché sulla mia patria non si spegnerà l’ultimo focolare fumante.
O benim milletimin yıldızıdır, parlayacak;
O benim milletimin ieldeseder, parlaiagiak;
È la stella del mio popolo: brillerà;
O benimdir, o benim milletimindir ancak.
O benimdir, o benim milletimindir angiak.
è mia, appartiene soltanto al mio popolo.
Strofa 2Appello alla mezzalunacantata
Il poeta chiede alla mezzaluna di non corrucciarsi: il sangue non è stato versato invano e l’indipendenza è un diritto del popolo che onora Dio.
Çatma, kurban olayım çehreni ey nazlı hilâl!
Ciatma, kurban olaiem cehreni ei nasle hilial!
Non corrucciarti: che io mi sacrifichi per il tuo volto, o capricciosa mezzaluna!
Kahraman ırkıma bir gül… ne bu şiddet bu celâl?
Kahraman erkema bir ghiul… ne bu sciddet bu gelial?
Dona un sorriso alla mia eroica stirpe: perché questa severità, questa ira?
Sana olmaz dökülen kanlarımız sonra helâl,
Sana olmas deukiulen kanlaremes sonra helial,
Altrimenti il sangue che abbiamo versato non ti sarà poi perdonato;
Hakkıdır, Hakk’a tapan, milletimin istiklâl.
Hakkeder, Hakka tapan, milletimin istiklial.
l’indipendenza è un diritto del mio popolo, che adora Hakk (Dio).
Strofa 3Libertà: «sono come un torrente»
Il popolo ha sempre vissuto libero; metterlo in catene è follia. È come un torrente che travolge le dighe.
Ben ezelden beridir hür yaşadım, hür yaşarım.
Ben eselden beridir hiur iasciadem, hiur iasciarem.
Da tempi remoti ho vissuto libero e libero vivrò.
Hangi çılgın bana zincir vuracakmış? Şaşarım!
Hanghi celghen bana singir vuragiakmesh? Sciasciarem!
Quale folle vorrebbe mettermi in catene? Mi stupisco!
Kükremiş sel gibiyim; bendimi çiğner, aşarım;
Kiukremish sel ghibim; bendimi ciner, asciarem;
Sono come un torrente ruggente: abbatterò la mia diga e la oltrepasserò;
Yırtarım dağları, enginlere sığmam, taşarım.
Iertarem dalare, enghinlere semam, tasciarem.
squarcerò le montagne; anche la vastità mi è stretta: straripo.
Strofa 4L’Occidente, la «civiltà» e la fede
Anche se gli orizzonti dell’Occidente sono cinti da un muro d’acciaio, il popolo ha la fede come confine e la «civiltà» è soltanto una bestia con un unico dente.
Garb’ın âfâkını sarmışsa çelik zırhlı duvar;
Garben afakene sarmeshsa celik serhle duvar;
Anche se un muro corazzato d’acciaio ha cinto gli orizzonti dell’Occidente,
Benim iman dolu göğsüm gibi serhaddim var.
Benim iman dolu geuisium ghibi serhaddim var.
ho un confine simile al mio petto, pieno di fede.
Ulusun, korkma! Nasıl böyle bir îmânı boğar,
Ulussun, korkma! Nassel beuile bir imane boar,
Che ululi, non temere! Come potrebbe soffocare una tale fede
“Medeniyet!” dediğin tek dişi kalmış canavar?
«Medeniet!» dedin tek disci kalmesh gianavar?
quella che chiami «civiltà», una bestia con un unico dente rimasto?
Strofa 5Appello al soldato
Non lasciare entrare il nemico nella terra natale, proteggila con il tuo corpo: i giorni promessi arriveranno.
Arkadaş! Yurduma alçakları uğratma sakın;
Arkadash! Iurduma alciaklare uratma saken;
Amico! Non osare lasciare entrare i vili nella mia patria;
Siper et gövdeni, dursun bu hayâsızca akın.
Siper et geuvdeni, dursun bu haiassesgia aken.
falle scudo con il tuo corpo: che si arresti questa invasione senza vergogna.
Doğacaktır sana va’dettiği günler Hakk’ın…
Doagiakter sana vadetti ghiunler Hakken…
Sorgeranno per te i giorni promessi da Hakk…
Kim bilir, belki yarın… belki yarından da yakın.
Kim bilir, belki iaren… belki iarendan da iaken.
Chi sa, forse domani… forse anche prima di domani.
Strofa 6La terra non è solo terra
La terra sotto i piedi non è semplice suolo: sotto di essa giacciono i caduti senza sudario. Non cedere la patria nemmeno in cambio del mondo intero.
Bastığın yerleri “toprak!” diyerek geçme, tanı!
Basteen ierleri «toprak!» dierek ghecime, tane!
Non passare sulla terra che calpesti dicendo «terra!»: riconoscila,
Düşün altındaki binlerce kefensiz yatanı.
Diusciun altendaki binlerge kefensis iatane.
pensa alle migliaia che giacciono sotto di te senza sudario.
Sen şehîd oğlusun, incitme, yazıktır atanı;
Sen scehid olussun, ingitme, iasekter atane;
Sei figlio di uno şehit: non offendere il tuo antenato, è peccato;
Verme, dünyâları alsan da, bu cennet vatanı.
Verme, diunialare alsan da, bu gennet vatane.
non cedere questa patria paradisiaca, neppure ottenendo in cambio mondi interi.
Strofa 7Tutto per la patria
Chi non si sacrificherebbe per una terra così? Stringila e ne sgorgheranno şehit. Purché Dio non ci separi dalla patria.
Kim bu cennet vatanın uğruna olmaz ki fedâ?
Kim bu gennet vatanen uruna olmas ki feda?
Chi non si sacrificherebbe per questa patria paradisiaca?
Şühedâ fışkıracak, toprağı sıksan şühedâ!
Sciuheda feshkeragiak, toprae seksan sciuheda!
Sgorgheranno şehit, basta stringere la terra in un pugno: şehit!
Cânı, cânânı, bütün varımı alsın da Hudâ,
Giane, gianane, biutiun vareme alsen da Huda,
Che Dio prenda la mia vita, la mia amata, tutto ciò che ho,
Etmesin tek vatanımdan beni dünyâda cüdâ.
Etmessin tek vatanemdan beni diuniada giuda.
purché non mi separi in questo mondo dalla mia unica patria.
Strofa 8Preghiera: il tempio e l’ezan
Che nessuna mano estranea tocchi il tempio e che l’ezan risuoni per sempre sulla patria.
Ruhumun senden, İlâhî, şudur ancak emeli:
Ruhumun senden, Iliahi, sciudur angiak emeli:
O Dio, questo è l’unico desiderio che la mia anima rivolge a Te:
Değmesin ma’bedimin göğsüne nâ-mahrem eli!
Deimessin mabedimin geuisiune na-mahrem eli!
che nessuna mano estranea tocchi il petto del mio tempio!
Bu ezanlar-ki şehâdetleri dînin temeli–
Bu esanlar ki scehadetleri dinin temeli-
Questi ezan, le cui parole di testimonianza sono il fondamento della fede,
Ebedî yurdumun üstünde benim inlemeli.
Ebedi iurdumun iustiunde benim inlemeli.
che risuonino sulla mia patria eterna.
Strofa 9La voce del caduto
Quando l’ezan risuonerà per sempre, la lapide del caduto si prostrerà e lui stesso si leverà dalla terra verso il Trono.
O zaman vecd ile bin secde eder –varsa– taşım;
O saman vedjd ile bin sedjde eder – varsa – tascem;
Allora, in estasi, la mia pietra si prostrerà mille volte, se ne avrò una;
Her cerîhamdan, İlâhî, boşanıp kanlı yaşım,
Her gerihamdan, Iliahi, boscianep kanle iascem,
da ogni mia ferita, o Dio, sgorgheranno lacrime di sangue,
Fışkırır rûh-i mücerred gibi yerden na’şım;
Feshkerer ruh-i miugerred ghibi ierden nascem;
e il mio corpo, come uno spirito incorporeo, balzerà fuori dalla terra;
O zaman yükselerek Arş’a değer, belki başım.
O saman iukselerek Arscia deer, belki bascem.
allora, levandosi, forse la mia testa toccherà il Trono.
Strofa 10Finale: il diritto all’indipendenza
Il poeta invita la mezzaluna a sventolare come le aurore; il sangue versato non è vano e la libertà e l’indipendenza sono un diritto del popolo.
Dalgalan sen de şafaklar gibi ey şanlı hilâl;
Dalgalan sen de sciafaklar ghibi ei scianle hilial;
Sventola anche tu, come le aurore, o gloriosa mezzaluna;
Olsun artık dökülen kanlarımın hepsi helâl.
Olsun artek deukiulen kanlaremen hepsi helial.
che d’ora in poi tutto il mio sangue versato ti sia perdonato.
Ebediyen sana yok, ırkıma yok izmihlâl:
Ebedien sana iok, erkema iok ismihlial:
Mai, in eterno, perirai tu, né perirà la mia stirpe:
Hakkıdır, hür yaşamış bayrağımın hürriyet;
Hakkeder, hiur iasciamesh bairaemen hiurriet;
la libertà è un diritto del mio vessillo, che ha vissuto libero;
Hakkıdır, Hakk’a tapan milletimin istiklâl!
Hakkeder, Hakka tapan milletimin istiklial!
l’indipendenza è un diritto del mio popolo, che adora Hakk!
Nella modalità «A memoria» i versi turchi sono nascosti: ricorda il verso e toccalo per verificare. Alla fine della strofa 8 è stato inserito un punto e nella strofa 9 la parola varsa è racchiusa tra due lineette. Nel file della Presidenza manca il punto alla fine della strofa 8 e dopo varsa c’è un trattino anziché una lineetta. Le grafie ezanlar-ki e dînin dell’originale sono conservate.
Come leggere ad alta voce: dieci lettere poco familiari
Il turco si legge quasi come si scrive. Le lettere poco familiari sono poche e quasi tutte compaiono nelle due strofe cantate. Tocca una tessera: la lettera si illuminerà sulla lavagna e accanto comparirà un esempio tratto dall’inno.
Cassa tipografica · 10 lettere
Tocca una lettera: si illuminerà sulla lavagna
senza puntino: una vocale breve e sorda, tra la e e la i ırkıma — «erkema»
col puntino, anche maiuscola İ: una i normale milletimin — «milletimin»
come «eu» nel francese «peu»: una e a labbra arrotondate sönmez — «seunmes»
come la ü tedesca: una i a labbra arrotondate hür — «hiur»
sempre come la g di «gelato», mai «k» sancak — «sangiak»
come la c di «ciao» çatma — «ciatma»
come «sc» in «scena» şafaklarda — «sciafaklarda»
come la i di «ieri» yurdumun — «iurdumun»
una vocale lunga; la consonante prima si ammorbidisce hilâl — «hilial»
si pronuncia sempre, aspirata, anche in mezzo alla parola çehreni — «cehreni»
ı Isenza puntino: una vocale breve e sorda, tra la e e la i
ırkıma — «erkema»
Strofe 1 e 2: quelle cantate
Korkma, sönmez bu şafaklarda yüzen al sancak;
Sönmeden yurdumun üstünde tüten en son ocak.
O benim milletimin yıldızıdır, parlayacak;
O benimdir, o benim milletimindir ancak.
Çatma, kurban olayım çehreni ey nazlı hilâl!
Kahraman ırkıma bir gül… ne bu şiddet bu celâl?
Sana olmaz dökülen kanlarımız sonra helâl,
Hakkıdır, Hakk’a tapan, milletimin istiklâl.
Occorrenze nelle strofe 1 e 2: 12
La lettura è una guida, non una trascrizione rigorosa. La lettera ğ non compare nelle strofe 1 e 2: non si pronuncia e allunga la vocale che la precede (doğacaktır — «doagiakter»). La z turca è una s dolce, come in «rosa», e nella lettura si scrive s; k è sempre una c dura. Il pulsante «Ascolta la parola» usa la voce del tuo browser, se dispone del turco.
I punti difficili della traduzione
In alcuni punti il testo turco può essere interpretato in modi diversi. Ecco questi punti con le scelte adottate. Sono scelte di Turkpidya, non l’interpretazione di un ente.
| Passaggio | La difficoltà | Scelta adottata |
|---|---|---|
| Hakk / hak (strofe 2, 5, 10) | Hak significa «diritto» e «verità»; con due k e l’apostrofo (Hakk’a) indica Dio. Nei versi «Hakkıdır, Hakk’a tapan…» i due significati sono affiancati. | Entrambi: «diritto» e «Hakk (Dio)» |
| bir gül (strofa 2) | Letteralmente «rosa». Ma gül è anche l’imperativo «sorridi» di gülmek e il verso si rivolge alla mezzaluna. | «Dona un sorriso» |
| Ulusun (strofa 4) | È una forma del verbo ulumak, «ululare»: «che ululi». Nessuna fonte spiega questa forma. | «Che ululi, non temere!» |
| tek dişi kalmış canavar (strofa 4) | Letteralmente «bestia a cui è rimasto un solo dente». Nei saggi del volume della TBMM, la «civiltà» è intesa qui come il nemico «civilizzato», l’Occidente, e non come la cultura in generale. | «Bestia con un unico dente» |
| şehit / şühedâ (strofe 6, 7) | Secondo il dizionario TDK, è una persona morta per una causa sacra o per la fede. In italiano non c’è una parola esatta: «martire» ha una connotazione diversa. | «şehit» mantenuto |
| Arş (strofa 9) | Il Trono dell’Altissimo nella tradizione islamica; nell’italiano di tutti i giorni non esiste una parola equivalente. | «Trono» |
Come nacque l’inno: inverno 1920–1921
L’inno nacque in un paese in guerra: nell’estate del 1920 gran parte del territorio era occupata e Ankara stava formando un nuovo esercito. Il concorso per il testo non portò a nulla e il ministro si rivolse allora a un poeta che non voleva parteciparvi. Sfoglia il calendario: dall’apertura dell’Assemblea al voto sull’inno passò meno di un anno.
Calendario a strappo · 8 fogli
Dall’apertura dell’Assemblea al voto sull’inno
aprile1920
23venerdì
Ad Ankara si apre la Grande Assemblea Nazionale.
È in corso la guerra: gran parte del paese è occupata, Ankara sta formando un nuovo esercito.
MEB, «Öykü»
ottobre1920
25lunedì
Il Ministero dell’Istruzione bandisce un concorso per il testo della marcia nazionale.
Il premio è di 500 lire e la scadenza è il 23 dicembre 1920. Arriveranno più di 700 poesie (secondo alcune fonti, 724); ne saranno selezionate sette, ma nessuna sarà ritenuta degna di diventare l’inno.
MEB; volume TBMM
dicembre1920
24venerdì
Mehmet Akif ed Eşref Edip arrivano ad Ankara da Kastamonu.
Mustafa Kemal li invita a un incontro, che dura circa un’ora. Akif non partecipa al concorso.
MEB, «Öykü»
febbraio1921
5sabato
Il ministro Hamdullah Suphi scrive ad Akif.
Definisce la partecipazione del poeta «l’ultima risorsa» e promette di risolvere la questione del premio in denaro.
MEB, «Öykü»
febbraio1921
15martedì
Akif consegna la poesia.
La data è riportata in uno dei saggi del volume della TBMM; un altro saggio indica il 7 febbraio.
Volume TBMM
febbraio1921
17giovedì
La poesia viene pubblicata nella rivista «Sebîlürreşâd» e nel giornale «Hâkimiyet-i Millîye».
Con la dedica «Kahraman Ordumuza»: «Al nostro eroico esercito».
MEB, «Öykü»; dedica: file della Presidenza
marzo1921
1martedì
La poesia viene letta dalla tribuna dell’Assemblea.
La lettura suscita una forte emozione in aula.
Resoconto sul sito MEB; volume TBMM
marzo1921
12sabato
L’Assemblea adotta l’inno a stragrande maggioranza.
Verso le 17:45; presiede la seduta Adnan Adıvar. Su proposta di Refik, deputato di Konya, l’inno viene ascoltato in piedi.
Resoconto sul sito MEB; volume TBMM
Akif non voleva che il suo nome fosse associato a un premio in denaro. Nella lettera del 5 febbraio 1921, il ministro Hamdullah Suphi definì la sua partecipazione «l’ultima risorsa» e promise di fare tutto ciò che la «nobile preoccupazione» del poeta richiedeva (MEB). Nella seduta del 12 marzo, Suphi raccontò ai deputati che Akif temeva le chiacchiere sul denaro: il ministro aveva promesso di prendere provvedimenti e solo allora il poeta aveva inviato la poesia (resoconto MEB).

Secondo il MEB, Akif si ritirò in una stanza della tekke (Taceddin Dergâhı), dietro la collina di Hacettepe, e iniziò a scrivere. Le fonti discordano sul numero di giorni necessari. Secondo il racconto di Hasan Basri Çantay, furono due o tre giorni dopo la lettera del ministro. Uno degli autori del volume della TBMM ritiene impossibile che bastassero due o tre giorni e ipotizza 10–12 giorni: Akif potrebbe aver maturato l’idea fin da novembre.
Anche su chi bandì il concorso i racconti divergono. Rıza Nur, allora ministro dell’Istruzione, scrive nelle sue memorie di averlo indetto personalmente (MEB). Secondo il volume della TBMM, İsmet (İnönü) e Rıza Nur decisero insieme che serviva una marcia nazionale e ne affidarono l’incarico a Kâzım Nami (Duru).
Quando l’inno fu adottato, Akif rifiutò il premio: «Ben yarışmaya girmedim, bu para benim değildir», «Non ho partecipato al concorso, questo denaro non è mio» (volume TBMM). Gli spiegarono che, secondo le regole, il denaro non poteva restare nella cassa dell’Assemblea. Lo accettò allora e donò tutte le 500 lire all’istituto Dârülmesâî, dove donne e bambini poveri imparavano un mestiere e ricevevano un lavoro. Secondo la stima del volume, il premio equivaleva allo stipendio annuo di un deputato, mentre il poeta, scrive il MEB, non aveva neppure un cappotto.
«L’inno vinse il concorso»
Il concorso non produsse un inno: nessuna delle oltre 700 poesie fu ritenuta degna e Akif non vi partecipò. Gli fu chiesto separatamente di scrivere il testo.
«Akif incise i versi sul muro con un chiodo»
È una tradizione tramandata. Il MEB menziona il chiodo «secondo i racconti» (rivayetlere göre), mentre le memorie raccolte nel volume della TBMM parlano di una matita. Nessun documento lo conferma.
«L’inno fu scritto in una notte»
Le fonti discordano: secondo Hasan Basri Çantay, due o tre giorni dopo la lettera del ministro; secondo uno degli autori del volume della TBMM, 10–12 giorni.
«L’ho donato al popolo, al nostro eroico esercito; ora appartiene al popolo». Secondo il volume della TBMM, così Akif rispose a Eşref Edip, che gli chiedeva perché l’inno non fosse nel suo libro.
La poesia è dedicata «Kahraman Ordumuza» («al nostro eroico esercito») e Akif non la incluse nella raccolta «Safahat». Il MEB riporta un altro racconto, annotato da Ayhan Songar: poco prima di morire, ad Akif fu chiesto se fosse meglio riscrivere l’inno. Avrebbe risposto: «Dio non voglia che questo popolo debba scrivere di nuovo la Marcia dell’Indipendenza». Nel 1921 il deputato Besim Atalay disse che le poesie «su commissione» non durano e il volume della TBMM aggiunge che alcuni erano turbati dalle parole aspre sull’Occidente e dal forte contenuto religioso.
Sull’epoca di Akif leggi anche «Gerusalemme ottomana».
La musica dell’inno: perché Üngör arrivò dopo
Il testo fu adottato nel 1921, ma la melodia cantata oggi fu approvata molto più tardi. All’inizio l’inno veniva cantato su melodie diverse. Prendi i dischi dallo scaffale, uno alla volta.
Scaffale dei dischi · 1921–1930
Le melodie su cui si cantava l’inno
Anni di guerra
L’inno su 16 melodie
Durante la guerra non esisteva una melodia unica: secondo il volume della TBMM, l’inno si cantava su ben 16 melodie diverse.
Volume TBMM
Entro maggio 1922
55 versioni musicali
Secondo il volume della TBMM, tante furono le versioni inviate al ministero. L’Assemblea si incaricò di scegliere la melodia: il ministro Suphi chiese di affidare la scelta a una commissione di specialisti a Istanbul, ma i deputati non acconsentirono. Tunalı Hilmi, deputato di Bolu, disse: «Bu marş İstanbul’a gidemez. Ankara her şeyi kendisi yapar», «Questa marcia non può andare a Istanbul. Ankara fa tutto da sé».
Volume TBMM; MEB, «Beste / Tezkere»
1923 o 1924 — 1930
La melodia di Ali Rıfat Çağatay
Secondo il volume della TBMM, fu riconosciuta come melodia dell’inno il 12 luglio 1923; Wikipedia in turco indica il 1924, quindi l’anno è controverso. L’inno fu eseguito su questa musica fino al 1930.
Volume TBMM; Wikipedia in turco
Quella di oggi
La melodia di Osman Zeki Üngör
Secondo il MEB, Üngör compose la melodia nel 1922, colpito dalla liberazione di İzmir. Gli autori dei saggi del volume della TBMM scrivono che la musica non fu composta sui versi di Akif, ma abbinata a essi in seguito: per questo, in alcuni punti, gli accenti delle parole non coincidono con quelli della melodia. Sostituì la melodia di Çağatay nel 1930, in base a una circolare del ministero.
MEB, «Zeki Üngör»; volume TBMM
Scegli una custodia: il disco si poserà sul giradischi. Mentre suona la registrazione all’inizio della pagina, gira il disco di Üngör.
Osman Zeki Üngör (1880–1958) nacque a Istanbul. Secondo il MEB, nel 1891 entrò nell’orchestra di corte «Mızıka-i Hümayun», attirò l’attenzione del sultano Abdülhamid II e ne divenne il direttore. Dopo la proclamazione della Repubblica si trasferì ad Ankara e diresse l’orchestra della Presidenza. Dal 1924 al 1934 fu inoltre a capo della scuola per insegnanti di musica. Al suo funerale, con un permesso speciale, fu eseguito «İstiklâl Marşı».
Üngör raccontò (MEB) che, due o tre giorni dopo l’ingresso della cavalleria nella İzmir liberata, l’insegnante di scuola primaria İhsan andò da lui e gli raccontò gli eventi con emozione. Il compositore si sedette al pianoforte e iniziò a suonare ciò che «nasceva dentro di lui»; continuò il giorno seguente e, dopo due giorni, la melodia era pronta.
Perché si cantano solo due strofe
Circolare MEB 101/1998, punto 12
10 strofe nel testo, 2 alla cerimonia.
«İstiklâl Marşımızın ilk iki kıtasının söylenmesi esastır», «la regola fondamentale è cantare le prime due strofe del nostro inno». La regola riguarda le cerimonie dell’alzabandiera negli istituti scolastici.
L’inno in sé non è abbreviato. L’articolo 3 della Costituzione recita: «Milli marşı “İstiklal Marşı”dır», «l’inno nazionale è la “Marcia dell’Indipendenza”». Le istruzioni del MEB pubblicate il 18 gennaio 1982 (Tebliğler Dergisi, n. 2104) prescrivono, quando se ne presenta l’occasione nelle lezioni di musica, di leggere l’inno per intero come una poesia e di spiegare le strofe.
Non documentato
Nessun documento spiega perché siano state scelte proprio due strofe per le cerimonie, e non si conosce alcuna legge sul numero di strofe da cantare fuori dalle scuole.
Come comportarsi quando suona l’inno
In breve: alzati, smetti di parlare e metti via il telefono mentre suona l’inno. Le regole dettagliate sono scritte per le scuole.

Consiglio ai visitatori
Non è una regola tratta da un documento, ma una consuetudine. Se l’inno inizia in una piazza, allo stadio o durante una cerimonia, fermati, mettiti in piedi, metti via il telefono e non parlare finché non è finito. Cantare non è obbligatorio: ciò che conta è il rispetto. Furono i deputati stessi a dare il primo esempio: il 12 marzo 1921 ascoltarono l’inno in piedi.
L’inno risuona nelle cerimonie delle feste nazionali.
L’inno oggi: il 12 marzo e il centenario
In Turchia il 12 marzo si celebra la giornata dell’adozione dell’inno e della memoria di Mehmet Akif Ersoy (pagina del Ministero della Cultura e del Turismo). L’inno è parte obbligatoria delle cerimonie scolastiche dell’alzabandiera.
Per il centenario dell’adozione, l’Assemblea dichiarò il 2021 «Anno della Marcia dell’Indipendenza»: secondo il volume della TBMM, lo stabilisce l’articolo provvisorio 1, aggiunto all’articolo 34 della legge n. 7261. La circolare presidenziale n. 2021/6, pubblicata il 6 marzo 2021, designò il 2021 «Anno di Mehmet Akif e della Marcia dell’Indipendenza». Il 12 marzo 2021, esattamente cento anni dopo, si aprì nell’Assemblea un simposio sull’inno e sul suo autore.
Domande frequenti
Quante strofe ha l’inno turco e quante si cantano?
Dieci strofe: nove di quattro versi e una decima di cinque, per un totale di 41 versi. Nelle cerimonie si cantano di solito le prime due; per le scuole lo stabilisce la circolare MEB 101/1998.
Chi ha scritto testo e musica?
Il testo è di Mehmet Akif Ersoy (1873–1936), la musica di Osman Zeki Üngör (1880–1958). Prima della melodia di Üngör, l’inno si cantava su altre melodie; dal 1923 o 1924 al 1930 sulla musica di Ali Rıfat Çağatay.
Quando fu adottato e cosa significa il titolo?
Il 12 marzo 1921. Secondo il dizionario TDK, İstiklâl significa «indipendenza» e marş «marcia»; da qui il nome italiano «Marcia dell’Indipendenza».
Bisogna alzarsi e cantare?
È consuetudine alzarsi. Nelle cerimonie scolastiche si cantano le prime due strofe; non si conoscono regole distinte per i visitatori del paese. Basta restare in piedi in silenzio mentre suona l’inno: è un segno di rispetto.
Come si scrive il titolo?
Nel file della Presidenza compare «İstiklâl Marşı», con il segno sopra la a; nel testo della Costituzione «İstiklal Marşı», senza. Si incontrano entrambe le grafie.
Esiste un testo in caratteri arabi?
Nel 1921 l’inno fu stampato in scrittura ottomana: la Turchia passò all’alfabeto latino il 1 novembre 1928. Il testo in scrittura ottomana non è riportato: nessuna fonte permette di verificare ogni lettera e ogni segno vocalico. Oggi l’inno si impara e si canta sul testo in caratteri latini.
Fonti e date di verifica
I significati delle parole sono stati verificati nel dizionario TDK; per le parole assenti (garp, serhat, hüda, vecd, cerih, naaş), le spiegazioni sono di Turkpidya.
- «İstiklâl Marşı: Öykü» — storia della composizione, concorso, lettera di Suphi, pubblicazione, donazione di 500 lire — MEB, verificato il 29/09/2026
- Resoconto della seduta del 12 marzo 1921 («Meclisten / Kabulü») — MEB, verificato il 29/09/2026
- «Meclisten / Tezkere» — sedute del 26 febbraio e del 1 marzo 1921 — MEB, verificato il 29/09/2026
- «Zeki Üngör» — biografia del compositore e racconto della melodia — MEB, verificato il 29/09/2026
- «Beste / Tezkere» — scelta della melodia nell’Assemblea — MEB, verificato il 29/09/2026
- «Beste / Nota» — spartito dell’inno — MEB, verificato il 29/09/2026
- «Sesler» — registrazioni dell’inno — MEB, verificato il 29/09/2026
- «Mevzuat» — articolo 3 della Costituzione, regolamento sulla bandiera (85/9034), art. 23, istruzioni del 1982 (n. 2104) e circolare 101/1998 «İstiklâl Marşı — Bayrak Töreni», punti 9–12 — MEB, verificato l’11/10/2026
- File «İstiklâl Marşı» — testo turco — Presidenza della Turchia, verificato il 29/09/2026
- «100. Yılında İstiklâl Marşı ve Mehmed Âkif» — TBMM, verificato il 29/09/2026
- «Türk Bayrağı ve İstiklâl Marşı» — 12 marzo — Ministero della Cultura e del Turismo, verificato il 29/09/2026
- «Güncel Türkçe Sözlük» — TDK, verificato il 29/09/2026
- «İstiklal Marşı» — articolo di consultazione, non una fonte primaria — Wikipedia in turco, verificato il 29/09/2026


