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السلطان محمود الثاني العثماني 1

Sultan Mahmud II: Il Riformatore che distrusse i Giannizzeri

5 min di lettura Aggiornato: Dicembre 28, 2025

Immaginate un sovrano così disperato nel perseguire il progresso da far bombardare la propria capitale per distruggere il suo stesso esercito. Non è finzione: questa è la storia del Sultano Mahmud II, una delle figure più affascinanti e tragiche della storia ottomana.

Spesso descritto come il “Pietro il Grande della Turchia”, Mahmud II ereditò un impero sull’orlo del collasso. La sua risposta? Riforme radicali. Abbatté le vecchie strutture, sostituì il turbante con il fez e i mercenari medievali con soldati moderni. Tuttavia, la sua eredità è complessa: mentre gettava le fondamenta per la Turchia moderna, l’Impero perse drammaticamente vasti territori, dalla Grecia all’Egitto.

L’ascesa al trono insanguinata: sopravvivere nella “Gabbia d’Oro”

Il principe Mahmud nacque il 20 luglio 1785 (durante il mese sacro del Ramadan), figlio del Sultano Abdülhamid I e di Nakşidil Sultan. Il suo cammino verso il potere fu tutt’altro che spianato. Dopo la morte del padre, trascorse la giovinezza nel famigerato “Kafes” (la Gabbia), una prigione di lusso all’interno del palazzo destinata ai potenziali eredi al trono.

L’anno 1808 segnò la svolta. Suo fratellastro, il Sultano regnante Mustafa IV, ordinò l’esecuzione di tutti i parenti maschi per consolidare il proprio potere. Mentre suo cugino Selim III veniva assassinato, Mahmud riuscì a fuggire attraverso i tetti del palazzo. Grazie all’intervento di ribelli favorevoli alle riforme, Mustafa IV fu deposto e il ventitreenne Mahmud salì al trono come unico erede superstite.

Porträt von Sultan Mahmud II.

L’ “Evento Felice”: la fine dei Giannizzeri

La minaccia più grande per la visione di Mahmud e per la sua stessa vita non proveniva da potenze straniere, ma dalle sue truppe d’élite: i Giannizzeri. Un tempo orgoglio dell’impero, erano diventati uno “stato nello stato” corrotto, capace di rispondere a ogni tentativo di riforma con sanguinose rivolte.

Mahmud II attese diciotto anni il momento propizio. Nel 1826 annunciò la creazione di un nuovo esercito addestrato secondo i criteri moderni. Come previsto, il 15 giugno 1826 i Giannizzeri si ribellarono, marciando verso il palazzo.

Ma il Sultano era pronto. Spiegò la Sacra Bandiera del Profeta per portare il popolo dalla sua parte e ordinò alla sua nuova artiglieria di fare fuoco sulle caserme dei Giannizzeri. Migliaia morirono tra le fiamme o furono giustiziati. Questo massacro passò alla storia come Vaka i Hayriye (L’evento felice). Fu un atto brutale, ma rimosse l’ostacolo principale alla modernizzazione della Turchia.

Darstellung der Janitscharen

Il Riformatore: un nuovo volto per l’Impero

Con l’eliminazione dei Giannizzeri, Mahmud II ebbe campo libero. Le sue riforme toccarono quasi ogni aspetto della vita pubblica, ponendo le basi per il futuro movimento nazionale turco.

Rivoluzione militare

  • Supporto prussiano: Mahmud invitò esperti stranieri, tra cui il celebre ufficiale prussiano Helmuth von Moltke, per addestrare il suo nuovo esercito.
  • La Mahmudiye: Nel 1829 fece costruire la nave da guerra più grande del mondo. La Mahmudiye vantava 128 cannoni su tre ponti, un gigante galleggiante dell’epoca che anticipava l’eccellenza navale oggi rappresentata da realtà come Sefine Shipyard.
  • Istruzione moderna: Fondò un’accademia medica militare e una scuola di guerra per formare ufficiali secondo il modello occidentale.
Das osmanische Schiff Mahmudiye
La Mahmudiye è stata per anni la nave da guerra più grande del mondo.

Abbigliamento e società

Mahmud comprese il potere dei simboli. Vietò il turbante per i funzionari statali e introdusse il fez, insieme a pantaloni e redingote di stampo occidentale. Quello che oggi appare tradizionale, all’epoca fu una rottura scioccante. Voleva che i suoi burocrati somigliassero ai funzionari europei piuttosto che ai visir medievali.

Istruzione

Introdusse l’istruzione primaria obbligatoria (nonostante le difficoltà di attuazione) e inviò i primi studenti ottomani in Europa per studiare medicina, diplomazia e ingegneria. Questa generazione avrebbe in seguito guidato le riforme del Tanzimat.

Grandi perdite: il prezzo della debolezza

Nonostante i suoi sforzi, Mahmud ereditò un impero militarmente arretrato. Il suo regno fu segnato da dolorose perdite territoriali che ridisegnarono la mappa del Vicino Oriente, un processo che influenzò anche regioni storiche come la Gerusalemme ottomana.

La guerra d’indipendenza greca

Nel 1821 i Greci si ribellarono al dominio ottomano. Mahmud chiese aiuto al suo potente governatore egiziano, Mehmet Ali Pascià. Sebbene inizialmente riuscirono a reprimere le rivolte, l’intervento delle grandi potenze europee cambiò tutto. Nella battaglia di Navarino (1827), la flotta ottomano egiziana fu distrutta dalle navi alleate. Nel 1830, l’Impero dovette riconoscere l’indipendenza della Grecia.

Il tradimento di Mehmet Ali Pascià

L’ironia più amara del suo regno fu che il suo stesso vassallo, Mehmet Ali Pascià d’Egitto, divenne più potente del Sultano. Quando Mahmud gli negò il controllo sulla Siria, l’esercito egiziano marciò nel cuore dell’Anatolia. Solo l’umiliante aiuto della Russia salvò il trono di Mahmud. Poco prima della sua morte, nel 1839, il suo esercito subì un’altra catastrofica sconfitta a Nezib contro gli egiziani.

Muhammad Ali Pascha

Morte ed eredità

Il Sultano Mahmud II morì il 1° luglio 1839 all’età di 53 anni, stroncato dalla tubercolosi. Alcuni storici ritengono che l’enorme stress e il suo stile di vista ne abbiano accelerato la fine. Morì senza conoscere la sconfitta finale di Nezib, il che forse gli risparmiò l’ultimo crepacuore.

Suo figlio Abdülmecid I gli succedette al trono e proclamò poco dopo l’editto del Tanzimat, il programma di riforme che Mahmud aveva preparato. Sebbene abbia perso molti territori, Mahmud II ottenne qualcosa di fondamentale: assicurò la sopravvivenza dello Stato, trasformandolo da relitto medievale in una potenza capace di affacciarsi alla modernità. Ancora oggi, chi si occupa di questioni legali come l’ eredità in Turchia si confronta con le basi di un sistema giuridico che iniziò a modernizzarsi proprio in quegli anni.

Famiglia e discendenza

La dinastia ottomana attribuiva grande importanza alla propria stirpe. L’albero genealogico di Mahmud risale a Osman I e a figure storiche come Ertuğrul Gazi.

Sultano Mahmud II, figlio di Abdülhamid I, figlio di Ahmed III, figlio di Mehmed IV. fino a Osman, figlio di Ertuğrul Gazi.

Come era consuetudine nell’harem, il Sultano ebbe diverse consorti. Tra le più note si ricordano:

  • Bezmiâlem Sultan: madre del Sultano Abdülmecid I.
  • Pertevniyal Sultan: madre del Sultano Abdülaziz.
  • Aşubcan Kadın
  • Hoşyar Kadın

La sua vita dimostra che il vero cambiamento è spesso doloroso e richiede sacrifici una lezione che riecheggia costantemente nella storia della Turchia.

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