Yunus Emre: Il mistico che rese il turco la lin...
0% 4 min rimanenti
yunus emre
 | 

Yunus Emre: Il mistico che rese il turco la lingua dell’amore

4 min di lettura Aggiornato: Dicembre 26, 2025

Immaginate l’Anatolia del XIII secolo: una terra in fiamme. Le tempeste mongole spazzano le pianure, l’impero selgiuchide si sgretola e la popolazione soffre la fame, la guerra e il caos. Proprio in questa oscurità si levò una voce che non chiamava alle armi, ma all’amore. Quella voce apparteneva a Yunus Emre.

Yunus Emre non è stato solo un poeta; è stato il “consolatore di anime” di un’intera nazione. Mentre le élite parlavano persiano, lui fece qualcosa di rivoluzionario: parlò in turco. Portò l’alta mistica del sufismo nella lingua semplice dei contadini e dei pastori. Oggi, dopo oltre 700 anni, il suo messaggio di umanesimo e unità è più attuale che mai.

Yunus Emre

Chi era l’uomo Yunus Emre?

I fatti storici certi su Yunus Emre sono scarsi, ma le ricerche datano la sua nascita intorno al 1240 d. C. (spesso viene citato il 1238). Probabilmente nacque a Sarıköy, un villaggio nell’attuale distretto di Mihalıççık, nella provincia di Eskişehir. La sua vita si svolse in una delle fasi più turbolente della storia turca: il passaggio dai Selgiuchidi all’Impero Ottomano.

A differenza dell’élite di corte che viveva nei palazzi, Yunus era un uomo del popolo. Vagò come un derviscio attraverso l’Anatolia (che oggi è possibile esplorare comodamente in autobus in Turchia), l’Azerbaigian e fino a Damasco. Tuttavia, il suo viaggio più importante fu quello interiore. Non cercava la fama mondana, ma la verità divina.

La leggenda: dal grano al soffio vitale

Per capire veramente Yunus Emre, bisogna conoscere le leggende che lo circondano. La storia più famosa narra il suo incontro con Hacı Bektaş Veli. Durante una carestia, il giovane Yunus si recò al monastero dei dervisci per chiedere del grano. Hacı Bektaş gli offrì invece il suo “Nefes” (il soffio benedetto). Yunus rifiutò, insistendo sul grano.

Sulla via del ritorno comprese l’errore: il grano sarebbe stato consumato, ma il soffio spirituale sarebbe stato eterno. Tornò indietro, ma Hacı Bektaş lo mandò da un altro maestro: Tapduk Emre. Questa storia simboleggia il passaggio dalla sopravvivenza materiale alla maturità spirituale. Si dice che Yunus servì Tapduk Emre per 40 anni, portando al monastero solo legna perfettamente dritta perché: “In questa porta non può entrare nulla di storto, nemmeno la legna”.

La rivoluzione linguistica: perché il turco?

Forse il segreto più grande della sua fama risiede nella sua lingua. Nel XIII secolo, il turco era spesso disprezzato come “lingua rozza” dei contadini. La letteratura veniva scritta in persiano (come il celebre Mesnevi di Rumi). Yunus Emre ruppe questa tradizione. Dimostrò che il turco era capace di esprimere i concetti filosofici e mistici più profondi.

Il suo stile è definito Sehl i Mümteni: sembra così semplice che si crede di poterlo scrivere da soli, finché non ci si prova e si fallisce di fronte alla sua profondità. Prese la complessa ricchezza culturale dell’Islam e la rese accessibile a tutti. I suoi versi sono come un tappeto anatolico, che ricorda l’arte dei maestri produttori di piastrelle: essenziali nei materiali, ma infinitamente complessi nella trama.

I suoi capolavori: Divan e Risâletü’n Nushiyye

Yunus Emre ci ha lasciato due opere principali, studiate ancora oggi:

  • Il Divan: Una raccolta delle sue poesie, scritte per lo più nella metrica sillabica (Hece Vezni), utilizzata anche nella musica popolare turca. Qui si trovano i suoi famosi inni sull’amore (Aşk).
  • Risâletü’n Nushiyye (Il libro dei consigli): Quest’opera, composta intorno al 1307/1308, è un poema didattico. È più serio e strutturato del Divan e si occupa della lotta dello spirito contro l’ego (Nefs). Ricorda nella sua natura la letteratura sapienziale tramandata nei secoli.

Sufismo: la dottrina dell’Unità

Per Yunus Emre, il sufismo non era una disciplina teorica, ma una pratica vissuta. La sua filosofia si può riassumere in una frase: “Yaratılanı hoş gör, Yaratandan ötürü” (Ama il creato per amore del Creatore). Insegnava che la via verso Dio passa solo attraverso il cuore umano. Chi spezza un cuore non può essere un vero credente.

Questo messaggio era radicale. In un’epoca di crociate e invasioni mongole, predicava la pace sociale e l’uguaglianza di tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro origine o religione. Raccolse il dolore della gente e lo trasformò in speranza.

Morte ed eredità: una tomba non basta

Yunus Emre morì intorno all’anno 1321 all’età di circa 80 anni. Tuttavia, se chiedete in Turchia dove sia sepolto, riceverete molte risposte diverse. Ci sono numerosi luoghi che rivendicano la sua tomba da Eskişehir a Karaman fino a Erzurum. Questa non è una contraddizione storica, ma una prova del suo amore: ogni città voleva averlo con sé.

Oggi il suo mausoleo a Mihalıççık (Eskişehir) è il luogo ufficialmente riconosciuto, ma lo stesso Yunus Emre avrebbe probabilmente detto: “La mia tomba non è nella terra, ma nel cuore di chi ama”.

Articoli simili